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Aprire una partita IVA in Italia richiede in media 15-20 minuti di compilazione online, ma le decisioni che accompagnano questo passo (regime fiscale, codice ATECO, gestione INPS e conto corrente dedicato) hanno un impatto che dura per anni. In questa guida trovi la procedura completa per il 2026, passo dopo passo, con i costi reali da mettere in conto e le indicazioni pratiche per collegare l’apertura della partita IVA alla scelta del conto corrente giusto per la tua attività.
Cos’è la partita IVA e chi deve aprirla
La partita IVA è il numero identificativo a 11 cifre che l’Agenzia delle Entrate assegna a chi intraprende un’attività economica in modo abituale: liberi professionisti, freelance, artigiani, commercianti e imprenditori individuali. Devi aprirla se svolgi un’attività in maniera continuativa e organizzata, anche part-time, mentre non serve per prestazioni occasionali entro i 5.000 euro annui di compenso (in questo caso si utilizza la ricevuta per prestazione occasionale, senza necessità di partita IVA).
La legge impone di presentare la dichiarazione di inizio attività entro 30 giorni dall’avvio effettivo del lavoro. Non esiste un termine minimo di anticipo: puoi aprire la partita IVA anche il giorno stesso in cui inizi a fatturare, ma conviene farlo prima per evitare di dover gestire a posteriori fatture, contributi e scadenze fiscali.
Come aprire la partita IVA: la procedura passo passo

Il documento ufficiale per l’apertura è il modello AA9/12 (dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini IVA per le persone fisiche). Ecco come funziona nella pratica.
I tre canali per l’apertura
- Online, in autonomia: accedi ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o credenziali Fisconline/Entratel e compili il modello AA9/12 direttamente da casa. È l’opzione più veloce e gratuita, ma richiede di conoscere già il codice ATECO e il regime fiscale da adottare.
- Di persona, in ufficio: ti presenti a uno sportello dell’Agenzia delle Entrate con un documento d’identità valido e il codice fiscale. Un funzionario ti aiuta a compilare il modello e la partita IVA viene assegnata in giornata.
- Tramite un commercialista: il professionista compila e trasmette il modello per tuo conto in via telematica. È l’opzione consigliata se non hai esperienza fiscale, perché un errore nella scelta del codice ATECO o del regime può avere conseguenze economiche importanti nei mesi successivi.
In tutti e tre i casi, l’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate è gratuita: non si paga alcuna imposta di bollo o diritto per la sola attribuzione del numero. I costi arrivano dagli adempimenti collegati (commercialista, INPS, PEC), che vedremo più avanti.
Documenti necessari e modello AA9/12
Per compilare il modello AA9/12 ti servono: un documento d’identità valido, il codice fiscale, l’indirizzo di residenza o domicilio fiscale, il codice ATECO dell’attività (fino a un massimo di tre, se svolgi più attività), la data di inizio attività e l’indicazione del regime fiscale scelto (forfettario oppure ordinario). Se apri la partita IVA tramite un commercialista, il professionista gestisce direttamente l’invio telematico e ti restituisce la ricevuta di avvenuta protocollazione, di solito nello stesso giorno.
Come scegliere il codice ATECO
Il codice ATECO classifica l’attività economica che andrai a svolgere e determina, tra le altre cose, il coefficiente di redditività applicato in regime forfettario e l’eventuale obbligo di iscrizione a una cassa previdenziale specifica. Puoi cercare il codice più adatto sul sito ISTAT inserendo le parole chiave della tua attività, oppure farti guidare da un commercialista in fase di apertura. Un errore comune è scegliere un codice ATECO troppo generico: meglio un codice specifico e coerente con l’attività reale, perché una classificazione errata può generare contestazioni in caso di controllo o accesso a coefficienti di redditività svantaggiosi.
Regime forfettario o regime ordinario: quale conviene
La scelta del regime fiscale va fatta contestualmente all’apertura della partita IVA e condiziona in modo diretto quanto pagherai di tasse. Per il 2026 il regime forfettario resta la soluzione più conveniente per la maggior parte di freelance e piccole attività, a patto di rientrare nei limiti previsti.
| Caratteristica | Regime forfettario | Regime ordinario |
|---|---|---|
| Limite di ricavi annui | 85.000 euro (uscita immediata oltre 100.000 euro) | Nessun limite |
| Aliquota imposta | 15% (5% nei primi 5 anni per nuove attività, se ammesso) | Aliquote IRPEF progressive (23%-43%) |
| IVA in fattura | No | Si (22%, 10% o 4% a seconda dei beni/servizi) |
| Deduzione costi | No (coefficiente di redditività forfettario) | Si, costi analitici deducibili |
| Contabilità | Semplificata | Ordinaria o semplificata in base al fatturato |
| Adatto a | Freelance, professionisti, attività con costi contenuti | Attività con costi elevati o fatturati sopra soglia |
Per accedere al regime forfettario nel 2026 devi rispettare due condizioni principali: ricavi o compensi entro 85.000 euro nell’anno precedente e spese per personale dipendente o collaboratori entro 20.000 euro lordi annui. Esistono inoltre alcune cause ostative: non puoi accedere al forfettario se nei primi due anni di attività lavori in modo prevalente (oltre il 50% dei compensi) per un ex datore di lavoro, oppure se controlli direttamente o indirettamente una società che svolge un’attività riconducibile alla stessa, in base al codice ATECO.
Un aspetto che molti sottovalutano: nel regime forfettario i costi dell’attività (compreso il canone del conto corrente) non sono deducibili, perché l’imposta si calcola su un coefficiente di redditività applicato al fatturato lordo. Questo rende ancora più importante scegliere fornitori a costo contenuto, dal commercialista al conto bancario.
Iscrizione INPS: gestione separata, artigiani o commercianti
Entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA devi iscriverti alla gestione previdenziale INPS corrispondente alla tua attività. Non farlo comporta sanzioni. Le gestioni principali sono tre.
La Gestione Separata riguarda i liberi professionisti senza una cassa previdenziale di categoria (per esempio consulenti, sviluppatori, copywriter, grafici). Per il 2026 le aliquote complessive sono il 26,07% per chi non è iscritto ad altra gestione previdenziale né è pensionato, e il 24% per chi è già iscritto a un’altra gestione o è titolare di pensione.
Le gestioni Artigiani e Commercianti riguardano chi svolge attività di produzione di beni o di commercio. Prevedono un contributo fisso annuo (per il 2026, circa 4.521 euro per gli artigiani e circa 4.611 euro per i commercianti) più una quota variabile calcolata sul reddito che supera una soglia minimale. Chi è in regime forfettario ed è iscritto a queste gestioni può beneficiare di una riduzione contributiva del 35% sull’importo totale dei contributi dovuti, su richiesta esplicita.
L’iscrizione alla gestione corretta non è una scelta libera: dipende dal tipo di attività indicata nel codice ATECO. In caso di dubbio tra Gestione Separata e Artigiani/Commercianti, è sempre consigliabile un confronto preventivo con un commercialista, perché cambiare gestione a posteriori comporta pratiche più complesse.
Iscrizione alla Camera di Commercio e al Registro delle Imprese
Non tutte le partite IVA devono iscriversi alla Camera di Commercio. L’obbligo riguarda chi svolge un’attività d’impresa (artigiani, commercianti, imprenditori individuali), mentre i liberi professionisti con attività intellettuale (consulenti, avvocati, grafici, sviluppatori come lavoratori autonomi) generalmente ne sono esclusi, salvo iscrizione a un albo professionale specifico.
Quando serve, l’iscrizione si effettua tramite la Comunicazione Unica d’Impresa (ComUnica), una procedura telematica gestita dalle Camere di Commercio che permette di ottenere in un’unica pratica: l’iscrizione al Registro delle Imprese, l’attribuzione della partita IVA (se non già richiesta separatamente), l’iscrizione INPS e INAIL e, dove necessario, la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) per attività regolamentate. Anche in questo caso il termine è di 30 giorni dall’inizio dell’attività.
Quanto costa aprire la partita IVA nel 2026

L’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate è gratuita. I costi reali arrivano dagli adempimenti collegati, che variano in base al tipo di attività.
| Voce di costo | Importo indicativo |
|---|---|
| Apertura partita IVA (Agenzia delle Entrate) | Gratuita |
| Commercialista per apertura e consulenza | 200-600 euro (spesso incluso nel pacchetto annuale) |
| PEC obbligatoria | 6-12 euro all’anno |
| Iscrizione Camera di Commercio (se dovuta) | Diritto camerale annuale, circa 50-100 euro |
| Contributi INPS Gestione Separata | 24%-26,07% del reddito imponibile |
| Contributi INPS Artigiani/Commercianti | Circa 4.500-4.600 euro fissi annui + quota variabile |
| Conto corrente dedicato | Da 0 a 45+ euro al mese |
Il costo più variabile è quello del commercialista, che dipende dal livello di assistenza richiesto. Molti professionisti offrono un pacchetto annuale che include l’apertura, la gestione delle fatture e la dichiarazione dei redditi a un prezzo forfettario, spesso più conveniente rispetto a pagare ogni pratica separatamente.
Aprire il conto corrente per la partita IVA: cosa serve sapere
La legge italiana non obbliga i forfettari e le ditte individuali sotto i 400.000 euro di fatturato ad avere un conto corrente separato per l’attività. Tuttavia, appena la partita IVA è attiva, aprire un conto dedicato (anche solo un conto personale usato esclusivamente per il lavoro) semplifica enormemente la contabilità e riduce il rischio di contestazioni in caso di controllo fiscale. Trovi un confronto dettagliato dei conti più adatti a ditte individuali e forfettari nella nostra guida ai conti per ditte individuali e forfettari.
Per chi apre una vera e propria attività d’impresa, con dipendenti o volumi più alti, conviene invece valutare un conto business con servizi dedicati: fatturazione integrata, carte aziendali multiple e accesso per il commercialista. Il nostro confronto sui migliori conti business e aziendali mette a confronto le opzioni più rilevanti sul mercato italiano, inclusi provider come Qonto, Finom, N26 Business, HYPE Business e le principali banche tradizionali.
Un dettaglio tecnico da non sottovalutare al momento dell’apertura del conto è il tipo di IBAN. I conti fintech con IBAN estero (olandese, lituano, francese) non permettono il pagamento online dell’F24, il modulo con cui si versano imposte e contributi INPS, e comportano l’obbligo di indicare il conto nel Quadro RW della dichiarazione dei redditi, con applicazione dell’IVAFE (0,2% annuo sul saldo). Se la tua attività è prevalentemente rivolta al mercato italiano, un conto con IBAN italiano evita entrambe le complicazioni.
Per i conti fintech l’apertura richiede in genere 10-20 minuti: documento d’identità, codice fiscale e partita IVA sono sufficienti, mentre la visura camerale serve solo se sei iscritto al Registro delle Imprese. Per le banche tradizionali, invece, servono in genere un appuntamento in filiale e qualche giorno di attesa per l’attivazione.
Errori comuni da evitare quando si apre la partita IVA
- Scegliere un codice ATECO troppo generico o sbagliato: può compromettere il coefficiente di redditività in forfettario e generare contestazioni in caso di controllo.
- Aprire la partita IVA senza verificare i requisiti del forfettario: superare per errore i limiti di ricavi o incorrere in una causa ostativa comporta il passaggio automatico al regime ordinario, con un carico fiscale molto più alto.
- Dimenticare l’iscrizione INPS entro 30 giorni: il termine è perentorio e il mancato rispetto comporta sanzioni.
- Mescolare movimenti personali e professionali sullo stesso conto: rende la contabilità più complicata e aumenta il rischio in caso di verifica fiscale.
- Ignorare il tipo di IBAN del conto scelto: un IBAN estero può creare problemi con il pagamento dell’F24 e obblighi aggiuntivi in dichiarazione dei redditi.
Domande Frequenti
Quanto tempo ci vuole per aprire una partita IVA?
La compilazione del modello AA9/12 richiede in genere 15-20 minuti se fatta online. Il numero di partita IVA viene assegnato immediatamente dopo l’invio della pratica, sia online sia allo sportello dell’Agenzia delle Entrate.
Aprire la partita IVA costa qualcosa?
L’attribuzione della partita IVA da parte dell’Agenzia delle Entrate è gratuita. I costi reali derivano dagli adempimenti collegati: eventuale commercialista (200-600 euro), PEC obbligatoria (6-12 euro l’anno), diritto camerale se dovuto, e i contributi INPS calcolati sul reddito o in misura fissa a seconda della gestione.
Posso aprire la partita IVA da solo, senza commercialista?
Si, è possibile farlo autonomamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o credenziali Fisconline. La difficoltà principale sta nella scelta corretta del codice ATECO e del regime fiscale: un errore in questa fase può avere conseguenze economiche rilevanti, per questo molti preferiscono farsi assistere da un commercialista almeno per l’apertura.
Qual è la differenza tra Gestione Separata e Gestione Artigiani/Commercianti?
La Gestione Separata riguarda i liberi professionisti senza cassa di categoria e prevede contributi calcolati in percentuale sul reddito effettivo (24%-26,07% nel 2026). Le gestioni Artigiani e Commercianti riguardano invece chi svolge attività di produzione o commercio e prevedono un contributo fisso annuo (circa 4.500-4.600 euro) più una quota variabile oltre una soglia minimale di reddito.
Devo aprire subito un conto corrente dedicato alla partita IVA?
Non è obbligatorio per legge se sei in regime forfettario o comunque sotto i 400.000 euro di fatturato annuo. È però fortemente consigliato, perché separare i movimenti personali da quelli professionali semplifica la contabilità e riduce il rischio di contestazioni in caso di controllo fiscale.
Cosa succede se supero i limiti del regime forfettario?
Se superi gli 85.000 euro di ricavi ma resti sotto i 100.000 euro, passi al regime ordinario dall’anno successivo. Se superi i 100.000 euro nello stesso anno, l’uscita dal forfettario è immediata, con applicazione dell’IVA sulle fatture emesse dal superamento della soglia in poi.
Conclusione
Aprire una partita IVA nel 2026 è un processo tecnicamente semplice e gratuito, ma le scelte fatte in questa fase (codice ATECO, regime fiscale, gestione INPS) condizionano la tua attività per anni. Se rientri nei requisiti, il regime forfettario resta la soluzione più conveniente per la maggior parte di freelance e piccole attività. Una volta ottenuta la partita IVA, il passo successivo naturale è aprire un conto corrente dedicato: per i forfettari con movimenti semplici un conto personale a costo zero può bastare, mentre chi gestisce un’attività d’impresa più strutturata trova nei conti business fintech (Qonto, Finom, N26 Business) la combinazione migliore tra costo, velocità di apertura e servizi integrati.
Qualunque strada tu scelga, verifica sempre requisiti e scadenze direttamente sui portali ufficiali (Agenzia delle Entrate, INPS, Camera di Commercio) o con l’aiuto di un commercialista, perché le soglie e le aliquote possono essere aggiornate di anno in anno.

